“Su l’estremo lembo orientale di quell’altissima rupe scaglionata, detta Circolo, tra il verde opimo dei boschi, a l’altezza di m. 850, s’innalza la Badia di S. Spirito di Ocre. Essa ci riflette la celestiale visione di un’anima, tutta la storia di un cuore che visse solo per Iddio. Circa il 1170 viveva in Roio (paesello distante da Aquila circa 7 Km) un giovanetto di nome Placido.

Poverissimo ma ricchissimo d’ogni cristiana virtù, divideva co’ suoi compagni di sventura il misero e scarno pane quotidiano. Vestito di ruvido sacco e cinto d’aspro cilicio, peregrinò a S.Giacomo di Compostiera, a tutti i santuari della Vergine, lasciando ovunque il soave odore di sua santità. Fatto ritorno in patria, si recò da un romito che se ne viveva in un orrido speco sul monte Corno ed insieme a lui si diede con ogni fervore a l’Orazione.
Da questa solitudine – correva l’anno 1208 – egli passò a ricoverarsi in una grotta della montagna di Ocre, detta oggi Grotta del Beato[*], ove per anni accrebbe di nuove asprezze il suo già rigido tenor di vita…

A frotte accorevan le genti dai vicini paesi, attratte dalla fama di sua santità, e tutti se ne tornavano consolati nello spirito, vinti da la sua umiltà. Tra questi fu il Conte Berardo di Ocre, signore per quanto illustre, altrettanto pio, il quale, col pieno consenso di Realda de Ocra, sua degna consorte, donò solennemente al nostro Placido quel luogo che si chiamava Pretola…

Ben presto il Monastero si popolò d’anime elette, ché molti accorsero da ogni parte a Placido, che qual padre li abbracciò, sottoponendoli, con l’assenso di Tommaso, vescovo di Forcona, a la Regola Cistercense. Dopo avere, per circa 20 anni, retto quella Comunità religiosa, di tutte le virtù fiorente, sentendosi il servo di Dio vicino alla morte, fece subito chiamare a sé Ruggero, Abate di Casanuova. Questi, sentitane la confessione, volle consolarlo con l’erigere formalmente quel Monastero in Badia dell’Ordine Cistercense, prendendo la famiglia che vi esisteva sotto il suo dominio, la sua tutela e custodia.

Fu allora , il 13 giugno 1248, che Placido rese lieto la sua bell’anima a Dio”.

Da “Il Convento di S.Angelo di Ocre e sue adiacenze” di Padre Gerolamo Costa – 1912


[*] La grotta eremo si apre nella parete superiore del Monte Circolo, grande parete aperta ad anfiteatro che dai 933 metri di quota del Castello di S. Panfilo d’Ocre degrada a precipizio, tra canaloni e tratti rocciosi, verso Fossa…
La parete di Monte Circolo è stata teatro anche di altri episodi particolari.
Da qui, infatti, fu scaraventato di sotto nel 250 d.C. San Massimo, patrono dell’Aquila.
Inoltre, lungo la strada che dal paese di Fossa conduce al Convento di Sant’Angelo d’Ocre si incontra una piccola cavità naturale rocciosa, detta “la Ciciuvetta” in cui un tempo si praticava il culto del Sole invitto.